Pubblicato da: paroleingiaccablu | 13/06/2012

Dolore di plastica – Nel ricordo dei colleghi Sammarco e Carretta

Ci sono gesti semplici che costano poca fatica, o che almeno dovrebbero costarne poca. Alle volte non costano nulla, nemmeno in termini economici ma questi gesti forse sono quelli intimi e che ciascuno delega alla propria sfera privata.

Vi sono gesti doverosi, quelli dovuti, magari anche un po’ ipocriti, che si, certo, questi costano ma che alle volte servono e che non sono fini a loro stessi, anzi, spesso ci inducono a fermarci un attimo, a riflettere, a fare in modo che non tutto passi invano.

Quando però certi gesti, doverosi ma sentiti, diventano successivamente plastici, senza sentimento alcuno, credo che sia un dovere capire cosa accade cercando di focalizzare l’attenzione sul perché.

Perché una commemorazione doverosa e sentita si trasforma in una cerimonia di plastica, estremamente finta,  dove addirittura anche la corona, inviata a testimonianza della vicinanza dell’istituzione, diventa di plastica anch’essa ?

Mi ha colpito molto la cronaca della commemorazione dei colleghi Carretta e Sammarco uccisi oltre 20 anni fa da un gruppo di terroristi; mi ha colpito perché, per  un male inteso concetto di “Spending Review”, sono stati celebrati con una corona di plastica inviata, a dire dei responsabili della commemorazione, dal Capo della Polizia Prefetto Manganelli.

Purtroppo faccio fatica a credere che il Sig. Capo della Polizia si possa occupare in prima persona di tali commemorazioni specie se per le stesse invia suoi degni rappresentanti, quello che mi colpisce è chi invece ha spersonalizzato così tanto talune celebrazioni da dover utilizzare per così rilevanti commemorazioni simulacri in plastica al fine di poterli riutilizzare nelle cerimonie successive.

Tale e grave atteggiamento non solo è lesivo della memoria delle persone che si vanno a ricordare ma lo è soprattutto nei confronti di quei familiari che di quella perdita portano vivi e dolorosi i segni e i ricordi.

Dispiace inoltre constatare che chi gestisce a qualsiasi titolo le decine di commemorazioni che si svolgono ogni anno non si ponga minimamente il dubbio di considerare che  chi partecipa  alle celebrazioni siano prima di tutto  persone, fatte di sentimenti, e che così facendo  si svuota il valore di chi ha dato  la vita per lo Stato.

Perché in quelle frasi di circostanza che a decine si ripetono lungo tutto l’anno per celebrare non solo i caduti della Polizia di Stato ma di tutte le forze dell’ordine è evidente che qualcuno non ricorda che si sta parlando  di eroi, deceduti per un ideale e che al cospetto di chi pronuncia quelle frasi vi sono altrettante persone enormemente e per sempre sensibili a quei gravi sacrifici.

Nell’era delle fiction, di un “Grande Fratello “ in ogni dove, anche la morte, il dolore, il sacrificio diventa finto, di plastica, possiamo arrestare questa logica in qualche modo ?

Sarà colpa dei tempi che cambiano, sarà colpa che sacrifichiamo tutto all’altare del profitto e del risparmio, sarà che chi gestisce burocraticamente talune commemorazioni, magari, non ha mai sentito l’adrenalina, la paura, il timore di non tornare più a casa ?

Sarà quel che sarà ma…io non ho risposte, non credo mai ne avrò, so solo che se diventano di plastica anche le corone commemorative mi chiedo che cosa è rimasto di vero in questo ingrato lavoro ??

Michele Rinelli – In Giacca Blu

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Responses

  1. Sarà, che questo non dobbiamo proprio permetterlo. A nessuno. Vergogna!


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