Pubblicato da: paroleingiaccablu | 22/03/2012

Come fossero dei “morti” in casa

Difficilmente riuscirai mai a capire il valore o la tragicità di alcune vicende sino a quando le stesse non si abbatteranno così vicino alla tua persona da sentirne il fragore e  la paura.

Ed è per questo che nel leggere le cronache, distanti e lontane da te, è facile dar fiato alle proprie opinioni facendo scivolare, come sto facendo io su questa tastiera, lettere, parole e concetti.

Una dinamica umana naturale, assolutamente fisiologica una situazione però che stravolge i contorni quando la cronaca, quella che  spesso  leggi con assoluta naturalezza, ti piomba di fianco come un macigno coinvolgendo i tuoi affetti, innestandosi come un cancro nella tua vita facendo crollare quell’ombrello sotto cui tutti, inconsciamente, ci ripariamo: tanto succede solo agli altri.

Quando invece gli altri diventiamo noi il gioco diventa pesante.

Quando quattro amici vengono portati via in manette, distrutti prima come individui e poi come professionisti, smontanti come fossero pezzi di un puzzle e riattaccati come decide qualche giornalista, non sempre correttissimo, ti rendi conto che quel mondo di cui fai parte è fatto nella stessa maniera di tanti altri  anzi, qualcuno nonostante tutto si ostina a dire che per noi, quelli con la divisa, è diverso e che siamo più protetti.

Io non so da che cosa siamo protetti ma non mi sembra poi tanto più difficile distruggere l’onorabilità di quattro presunti innocenti in divisa rispetto a qualsiasi altro presunto innocente che la divisa non la indossa ma forse qualche volta la teme.

Ed è una sensazione strana vedere quattro amici che, a quel che leggi,  sembrano passati magicamente da un giorno all’altro  dall’altra parte della barricata e quindi ti fai più di qualche domanda senza trovare soddisfacenti risposte cominciando a parlare come se fossero morti.

– “Cavolo, ma come ? L’ho visto ieri, era tranquillo, ma com’è possibile ?” –  un po’ come quando muore un prossimo congiunto e ti stupisci di averlo visto e sentito il giorno prima magari sorridente e sereno come nulla fosse e che certo non evidenziava segni di qualche strana e fulminea malattia.

Ed allora ti abbandoni a qualche dubbio con gli altri amici e colleghi per alleviare il dolore, magari su qualcuno che si è sbagliato e non ha fatto bene il suo lavoro, lo fai per rabbia, per disperazione, lo fai come quando te la prendi con Dio, come se una naturale dipartita fosse sempre colpa sua.

Ed è questa forse la pessima sensazione che si ha noi tutti, quella di avere quattro morti in casa  a cui non si riesce a dare una giusta  spiegazione sul perché ci abbiano lasciato così, senza neanche avvertire.

Perché se è vero quello che si legge, è incontrovertibile, incontrastabile: ci hanno lasciato!

Sono comunque “morti” perché in qualsiasi modo andrà a finire questa pessima storia, attualmente da presunti innocenti solo per la legge penale, non certo per i giornali,  non saranno mai più gli stessi uomini di prima:  distrutti, umiliati svuotati e, se riconosciuti colpevoli, almeno per la legge, passati dall’altra parte della barricata.

Michele Rinelli – In Giacca Blu –

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