La cultura della mela marcia

“Il Reato più odioso dell’ennesima mela marcia”, così titola un editoriale a firma di Carlo Gulotta uscito nei giorni scorsi sulle pagine della Repubblica On Line di Bologna – ( http://bologna.repubblica.it/cronaca/2012/03/14/news/il_reato_pi_odioso_dell_ennesima_mela_marcia-31496502/  – ) .

Il concetto della mela marcia, forse, ha effettivamente un po’ stufato ma gettare la croce addosso a tutti coloro che svolgono una professione in virtù della divisa che indossano credo sia non linea con il concetto che la responsabilità penale è personale ma credo anche che generalizzare in virtù di un’ uniforme sia oltretutto anticostituzionale.

Del resto la discriminazione di genere mi risulta essere un reato penale.

…però è vero!

Qualcuno viste le cronache nazionali, potrebbe anche pensare che ormai sia l’albero a essere infettato, così come recentemente scritto su uno striscione di protesta, e che le mele marce siano solo un vecchio adagio che non soddisfa più nessuno men che meno i giornali.

Se così fosse però, ad esempio, per ogni medico che sbaglia ogni medico sarebbe un  incompetente così come, ancora,  per un giornalista che scrive una sciocchezza dovremmo ritenere tutti i giornalisti dei sensazionalisti o peggio dei moderni delatori.

Fortunatamente di firme autorevoli e di professionisti nel campo della medicina ne annoveriamo ancora diversi e grazie al cielo forniscono ancora degli ottimi servizi.

Posso però farmi venire un dubbio ?

Non è che sia i giornalisti, che raccontano i fatti, sia i medici, che ci curano, quelli sono e quelli ci dobbiamo tenere senza aspirare a più eque alternative ?

Forse qualcuno ritiene sia così anche per i poliziotti ma io ne sento davvero tante di divise che sbagliano e che alla fine non torneranno più a fare il lavoro di prima, accade lo stesso per medici e giornalisti ?

Del resto, specie per alcune persone, il concetto del pluralismo nella fruizione di taluni servizi è legato alla propria estrazione sociale ed economica e a nulla di più.

Una volta si diceva il “medico della mutua”, spero non ci si debba anche rassegnare, più in generale, al giornalista della mutua men che meno al poliziotto della mutua: sarebbe davvero avvilente!

Perché, forse, in quel concetto richiamato nell’articolo relativo alla cultura di chi esercita il lavoro delle forze dell’ordine non viene citato, con onestà intellettuale, un altro aspetto di non poco conto ossia quali siano “i clienti” di certe strutture istituzionali quali sono le forze dell’ordine.

Perché chi detiene la cultura, come i giornalisti, dovrebbero anche essere intellettualmente onesti e in grado di  valutare che se la platea  a cui i poliziotti si rivolgono quotidianamente con il loro lavoro  è composta dalla parte più povera della popolazione, tra cui moltissimi immigrati, specie in una realtà come Bologna, come si può pensare che se accadano situazioni di dubbio abuso non vi possa essere l’altissima percentuale che questi capitino coinvolgendo proprio le fasce più deboli ?

Così che appare gratuito, inappropriato, altamente denigrante nonché strumentale e sensazionalista,  l’accostamento alle esercitazioni fatte 20 anni fa dai Fratelli Savi che colpivano gli stranieri, in un contesto, come quello odierno, che nulla ha a che vedere con i recenti fatti.

Un offensivo accostamento che peraltro viene incardinato in un accusa molto chiara “i poliziotti sono culturalmente arretrati, degli ignoranti, razzisti e sanno solo prendersela con gli ultimi”, su affermazioni di questo genere io andrei molto cauto, più di qualcuno potrebbe rimanere molto stupito da quanti luoghi comuni sia intriso tale pensiero.

Già, la cultura, quella che i giornali e i giornalisti detengono loro per primi con il loro enorme potere, quella cultura che possono tranquillamente scagliare contro chiunque ma che, magicamente, mai rivolgono contro se stessi facendo prima opera di demolizione delle vite che passano tra le loro penne ma che mai riabilitano completamente quando taluni fatti successivamente accertati prendono pieghe non sensazionaliste.

La riabilitazione non è un piacere ma un dovere del cronista, o almeno così dovrebbe essere.

Così che poi, alla fine, ti rendi conto che tutti coloro che non hanno il  potere dell’informazione, diventano a loro volta degli ultimi, poliziotti compresi.

Ultimi che al pari degli immigrati diventano le vittime del sistema, di quella stessa cultura e di quello stesso potere, anzi no, molto più forte,  che è, appunto,  quello dell’informazione che può distorcere a suo uso e consumo qualsiasi evento.

Sarebbe forse questa la cultura che si vuole contrapporre a quella che si dice non appartenere ai poliziotti della Questura di Bologna ?

Ultimi anche loro stessi non quando finiscono nella giusta rete della magistratura, che esercita il suo lavoro e il suo potere  puntualmente,  ma nello squallido tritacarne mediatico spesso senza freno e alle volte senza regole.

Michele Rinelli – In Giacca Blu –