Pubblicato da: paroleingiaccablu | 11/03/2012

A te e solo a te, disonesto paladino dell’articolo 21

Ti vedo spesso, con quel blocknotes in mano, quel volto sornione, sorriso rampante, piglio investigativo e aria di saccenza.

Mi capita spesso di incrociarti e anche quando non ti voglio vedere mi capiti tra un canale e l’altro della TV, tra le righe di un quotidiano, negli approfondimenti settimanali dove spesso, pur se nulla hai da dire qualcosa devi sostenere perché l’importante non è il cosa, il come, il perché ma “il pezzo”.

Maledetto pezzo!

Strisci ovunque, capace solo di insinuarti, come un viscido serpente colpisci, spesso sei attorno al tavolo delle carogne, pronto a sferrare quel colpo che ti consentirà di ottenere anche per te “quel pezzo” quotidiano tanto agognato.

La tua bibbia è la costituzione, il tuo credo è l’articolo 21, lo agiti in alto come uno scudo a difesa del diritto di quella cronaca che non sai raccontare ma che vuoi costruire, nemmeno fossi un antico sacerdote alzi al cielo la magna charta e attraverso quella pensi di illuminare le menti “malate” di chi vorrebbe da te solo onestà intellettuale, professionalità e deontologia.

Chissà dove l’hai lasciata la deontologia mia caro sciacallo, forse in qualche strano angolo impolverato della tua immensa libreria ?

Chissà dove veramente sta tutta quella cultura,  magari la mantieni tra quei scaffali forse solo per darti un tono ?

Ti osteggio, ti tengo lontano, cerco di contrastarti ma,  che tu sia maledetto, da te dipendo perché tu che sei detentore del quinto potere, quello dell’informazione, non sempre riesco a leggere tra le righe, non sempre riesco a capire tra chi è un pennivendolo e chi invece è un serio professionista.

Già, la professione, ma che ne sai tu vile mercenario che vivi di “pezzi”, che vivi di vita altrui e la manipoli in base a ciò che vuole il tuo pubblico lettore ?

Che ne sai tu della correttezza, del senso del rispetto, del fondamentale ruolo culturale che la società ti delega ? Piccolo e limitato individuo, come puoi pensare che da te dipende solo “il pezzo” e non anche la cultura del popolo a cui ti rivolgi ? Come fai a non sentirti un ipocrita vigliacco, capace solo di nascondersi  sotto la sabbia, prono alle esigenze del mercato e non della cultura ??

L’avrai forse dimenticata la cultura  o anche tu avresti bisogno di un giuramento alla bandiera o, meglio, a qualche serio e illustre letterato fulgido esempio di rettitudine e correttezza professionale ?

In fondo tu vuoi il pezzo, vuoi che piaccia, vuoi che sia commerciale, non vuoi che sia vero: ipocrita attore di un sistema malato.

A te, mio disonesto professionista mi rivolgo e solo a te, non a tutti sia ben chiaro, perché non faccio di ogni erba un fascio.

Di umanità ne vivo tanta, ne giudico tanta e che come te tanta ne descrivo, non certo in maniera economicamente speculativa, non tutti si chiamano pennivendoli grazie al cielo, non tutti lavorano per distruggere l’umana cultura del percepire, non tutti scompongono la vita di chicchessia pur di sedersi anch’essi intorno al tavolo della  carogna da spolpare.

C’è gente seria in ogni dove, mia caro pennivendolo, anche tra i tuoi simili, tu e solo tu, però, comincia a vergognarti perché se non cominci da questo sentimento  non potrai mai presentare quel tesserino che ti fa sentire tanto potente  senza la necessità di dire “lei non sa chi sono io ?”

Vergognati, perché solo dalla vergogna comincia la possibilità di cambiare e migliorarsi e diventare dei veri GIORNALISTI.

Michele Rinelli – In Giacca Blu

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Responses

  1. Chi, sia esso medico, poliziotto o soldato ha modo di constatare quanto precaria e sfuggente possa essere la vita umana impara a rispettarla in tutti i suoi aspetti. I pennivendoli, tutti assolutamente non violenti e pacifisti troppo spesso dimenticano che la penna può ferire ed uccidere più della spada, essi allora si ergono a giudici giurie e carnefici delle persone, arrogandosi il diritto non di raccontare, ma di condannare a prescindere. Alcuni casi balzano agli occhi, come quello del povero Tommaso Onofri, il cui papà dopo aver subito il rapimento del figlio è stato immediatamente additato dalla stampa quale pedofilo solo perché la magistratura, nello svolgimento degli accertamenti lo ha indagato per quel reato, o, ultimo, ma non ultimo il caso Parolisi, che la stampa ha già condannato a prescindere solo perché militare, in barba al diritto alla difesa che ogni individuo, anche il più spregevole dovrebbe avere garantito in una società che si dice civile e democratica. Quanto questo diritto sia calpestano in questo nostro povero Paese, ormai vittima di un completo corto circuito dei poteri, appare evidente anche dal caso della Costa Concordia, dove un filmato di assoluta importanza come quello girato sulla plancia della nave subito dopo il disastro è stato visto prima dal pubblico, che dai magistrati, in qualsiasi Paese normale e civile ciò avrebbe fruttato l’invalidazione delle accuse agli imputati perché privati del loro diritto alla difesa e la contemporanea denuncia per ostacolo alla giustizia al responsabile della diffusione.


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