Pubblicato da: paroleingiaccablu | 23/02/2012

L’inchino è per gli eroi e per la piccola Dayana

A distanza di un mese il Costa Concordia, grazie  all’audacia dei soccorritori, restituisce alla pietà dei propri familiari il corpo di altre otto vittime di quel folle inchino tramutatosi in una delle più assurde tragedie del mare.

Nei salotti televisivi, dove in ogni modo tutti si sono sentiti in diritto di dire la loro, abbiamo ascoltato le “peggiori” disamine sui fatti accaduti e forse di quelle vittime e dispersi abbiamo parlato troppo poco probabilmente attratti di più dal gossip di un comandante rubacuori e dai vizi che su quella nave, forse, si consumavano.

Vizi, gossip e malsane virtù che hanno profondamente segnato in negativo la percezione di quel concetto che dovrebbe essere proprio di quei individui così in vista e così tanto pagati: la professionalità.

Se c’è una cosa che nella tragedia del Costa Concordia salta subito agli occhi è il fatto che troppe questioni attinenti alla sfera professionale di chi quella nave la dirigeva e a vari livelli la gestiva è quella mancanza di serietà, “know how”, senso del dovere che dovrebbe essere tipica di chi si fregia del titolo di comandante o responsabile.

Un aspetto questo che assume contorni sinistri e barbari se pensiamo che tale e grave fatto è passato da oltre 60 minuti di immobilismo, dove quel “Vabbhuo” e “Agg fatt nu guiah”, rappresentano la celebrazione di quanto troppo spesso chi si pone ai vertici di un qualsiasi sistema non sempre possiede capacità veramente certificate per  assolvere e ricoprire certi ruoli.

Si badi bene che l’utilizzo di frasi in dialetto napoletano non implicano di per se un basso grado di professionalità di cultura o  di preparazione ma forse più semplicemente una distorta percezione della realtà determinata da chissà quali questioni e chissà quali pregressi eventi.

In questi casi si dice: abbiamo fiducia nel lavoro della magistratura ma ancor prima dovremmo prevenire il fatto che la magistratura possa in qualche modo avere voce in capitolo e lavorare affinché stupidi inchini come questi non abbiano più a ripetersi.

Perché se è pur vero che in una navigazione turistica non si può fare a meno di tali procedure di avvicinamento alla terraferma è anche vero che esiste un codice della navigazione che le vieta;  il lavoro dei controllori quindi non può non essere  rigoroso e puntuale e che se come già esternato più volte tale procedura rappresentava una normale consuetudine credo che chi ha omesso di controllare nel recente passato tali e più fortunati inchini debba assumersi anche a posteriori le proprie responsabilità.

Abbiamo idolatrato il Capitano De Falco che ci ha inorgoglito di essere Italiani schiacciando verbalmente Capitan Schettino ma non dimentichiamo che, come aggiunto nei giorni a seguire dall’umile ufficiale della Marina Militare, lui ha fatto solo il suo dovere, quello che forse avrebbero dovuto fare prima, in altre e ben più fortunate circostanze in cui una simile tragedia è stata più e più volte sfiorata.

Di questa tragedia abbiamo dimenticato moltissimi aspetti, ammaliati sempre di più dalle chiacchiere, dove bionde dell’est Europa esternano racconti alla “Love Boat”, dove varie associazioni di pseudo consumatori e viaggiatori si spendono in battaglie per i risarcimenti che hanno più il sapore della speculazione che della reale ricerca della  giustizia facendo perdere di vista che in quella nave ancora vi sono morti e dispersi e che non è detto che tutti i parenti potranno riabbracciare i feretri dei loro congiunti…per colpa di chi, profumatamente pagato, si è inchinato del tutto alle esigenze del business.

Ed è  per questo che è giusto ricordare il sacrificio di chi in questo momento cerca disperatamente di restituire alla pietà dei propri familiari l’inumano risultato di quel folle gesto che la marineria mondiale ormai aberra e schernisce.

Oggi infatti  sono loro i veri eroi: Vigili del Fuoco, Poliziotti, Carabinieri, Finanzieri, Guardia Costiera, uomini che con il loro agire e il loro pericoloso lavoro hanno restituito alla pietà della propria mamma la salma della piccola Dayana di soli 8 anni rinvenuta, forse assieme al proprio padre ancora da identificare compiutamente, a soli 20 mt dalla salvezza, quei 20 mt che in quell’ora di immobilismo quasi certamente sarebbero potuti essere percorsi e regalare a quel angelo e al suo giovane padre  la vita e la salvezza.

 

Michele Rinelli –  In Giacca Blu –

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