Pubblicato da: paroleingiaccablu | 06/01/2012

Quella “Polizia indiscriminata” a Tor Pignattara

Adesso bisogna fermarsi e riflettere senza sproloquiare inutilmente, senza porsi sulle barricate giornalistiche facendo a gara a chi la spara più grossa.

A Roma si è consumato un evento disastroso che avrà echi mediatici ancora per diverso tempo, una situazione quella della rapina finita nel sangue a Tor Pignattara che non si può liquidare con l’invio di 130 uomini in più delle forze dell’ordine nel costante e continuo stato di inseguimento dell’emergenza.

Uomini pescati in giro per l’Italia, aggregati per qualche mese da altre province, che danno e daranno solo percezione di sicurezza ma che non costituiscono elementi di protezione consolidata in quanto presenze estemporanee e non residenti in pianta stabile in quei luoghi dove si presidia sempre quando i buoi sono già scappati dal recinto.

Così sconvolge e fa male quella rapina finita nel sangue perché distrugge, shockando, basi sociali che ritenevamo affermate; inaccettabile è uccidere così vigliaccamente una creatura di soli 9 mesi.

E non è una questione  di etnia, anche non fossero italiani i rapinatori (come qualcuno ipotizza), poco importa, gesti e barbarie come queste non solo vanno condannati ma assolutamente annientate dal tessuto sociale di un paese avanzato quale vuole essere il nostro.

C’è molto caos in questa nostra Italia e questi episodi ne gettano ancora di più creando uno stato di confusione tale che è difficile parlarne con adeguato pragmatismo senza farsi prendere troppo dall’emotività, dalla rabbia, da quel meccanismo che per troppi anni progressivamente ha svuotato la capacità degli uomini dello stato di prevenire al meglio episodi così gravi e così barbari.

Qualcuno ritiene che alla violenza si risponda con altrettanta violenza, una sorta di “occhio per occhio”, buono sempre in tutte le stagioni sociali che vedono coinvolto l’essere umano. Un metodo questo che ci vedrebbe arretrare di colpo senza davvero risolvere i problemi di un paese che non sfocia in una guerra civile proprio perchè cerchiamo di non dare un seguito violento alle vicende.

Ma non è con una guerra intestina che risolveremmo, non con ulteriore sangue e nemmeno con ulteriori atti di inaudito sopruso, ma ancor meno con le misure invocate come le perquisizioni indiscriminate da parte delle forze dell’ordine in quei quartieri difficili di Roma dove la tensione sociale si avverte con maggiore intensità. Non è con leggi speciali come quelle approvate contro il terrorismo negli anni ’70 del secolo scorso che possiamo risolvere l’ordinario dei problemi di una città perché il terrorismo, forse, era una situazione realmente di emergenza, la rapina di Tor Pignattara probabilmente non lo è .

Quella rapina invece  è forse solo la naturale conseguenza di uno Stato che per varie ragioni si è annullato senza investire sul futuro umano, sociale e culturale del nostro paese.

Ed è per questo che le misure di “polizia indiscriminata” auspicate dal sindaco Alemanno sono di quanto più demagogico si possa esprimere ora sulla piazza perché la politica stessa attraverso non solo il progressivo impoverimento economico delle forze dell’ordine ma anche attraverso lo svuotamento della figura stessa degli uomini in divisa ci ha portato ad avere difficoltà nel prevenire fatti così gravi e così disumani.

Autorità e autorevolezza messe in discussione sempre più spesso non solo dalla pubblica opinione attraverso i media ma anche da una certa magistratura che talvolta sembra osteggiare il lavoro degli uomini in divisa invece di favorirlo comprendendone le difficoltà, le limitazioni, la reale efficacia sul territorio ed è per questo che il Sindaco di Roma dovrebbe evitare certe boutade ma farsi promotore lui stesso, esponente politico di spicco, di misure legislative affinché si restituisca ai poliziotti la possibilità di fare un buon lavoro in ossequio della legge e senza dover ricorrere a misure speciali.

E’ successo l’irreparabile a Roma, è vero, non un emergenza, un fatto gravissimo forse favorito anche da quelle difficoltà quotidiane che gli uomini in uniforme vivono da oltre 15 anni proprio perché chi oggi esterna proclami ad effetto dagli scranni del potere ha pensato  solamente a svuotare di risorse, anche legislative, i custodi della legge e coloro che per i cittadini devono costituire una risposta certa alle violenze e alle storture di cui la società, purtroppo, non si libererà mai.

Un pensiero alla piccola Joy e a suo padre che, al di là del reale reato subito e delle reali motivazioni alla base della tragedia, mai avrebbero dovuto finire i loro giorni in questo modo nella civilissima e “Europeissima”  Italia per giunta nella sua meravigliosa capitale qual è Roma.

Michele Rinelli – In Giacca Blu

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