Pubblicato da: paroleingiaccablu | 12/12/2011

La violenza non è la soluzione – A Torino si è sfiorata un’ insensata tragedia

Probabilmente è imbarazzante trattare con coraggio certe manifestazioni del tessuto sociale, è imbarazzante perché analizzare e sviscerare le ragioni che muovono taluni individui a compiere gesti riprovevoli e assassini può diventare difficile specie se, con un certo grado di ipocrisia, parte della pubblica opinione potrebbe anche sostenerli senza mai ammetterlo per davvero.

L’ultimo, ma è solo l’ultimo di una lunga scia di violenza, si è consumato a Torino, alle Vallette, dove un gruppo di giovani probabilmente riconducibili all’area della tifoseria calcistica, hanno dato fuoco a un campo nomadi perché una ragazzina di 16 anni aveva denunciato di essere stata violentata da un appartenente a quel campo.

Per questo abbiamo assistito a scene di inaudita violenza, di pura follia, di scontro etnico e culturale che la storia ci ha spesso regalato anche in maniera molto più diffusa e drammatica come nell’olocausto.

Uomini contro uomini  nella negazione della vita umana e del diritto a esistere si sono annientati non tanto tempo fa  per ragioni ideologiche conferendo all’identità etnica un male da sconfiggere e non un patrimonio universale con cui integrarsi, amalgamarsi e crescere tutti insieme.

Una violenza  e un odio che troppe volte rintracciamo ancora in questa società che di certi cancri non si è certo liberata a cui basta un nonnulla per dare sfogo alle proprie frustrazioni, a quella xenofobia che ha radici culturali e sociali profondissime che sembra non si riescano a debellare.

In quel campo, alle Vallette di Torino, si è sfiorata davvero un’ inumana e deprecabile tragedia, nonostante le assurde cause scatenanti siano state smentite poco dopo dalla ragazzina coinvolta.

Ci lascia basiti e consapevoli che l’individuo umano, forse, non vuole minimamente cambiare….su nessun fronte!

Perché per comprenderla davvero quella violenza  dovremmo fare i conti con il disagio sociale di una certa parte di Italiani che non si vede tutelata dalle istituzioni, la dovremmo rintracciare anche in quell’ideale di razza che per alcuni non esiste più ma che per altri è un valore vero e perseguibile, la dovremmo rintracciare nella parte più buia e orrida di una società che certi problemi li vuole ignorare perché, di fatto, non ne vuole parlare a viso aperto a fronte di quel buonismo “Cattolicamente Politically Correct” .

E’ come fossimo tutti vittime di una specie di “Dittatura Socio Culturale” dove le questioni non hanno criticità…. basta non parlarne, se non se ne parla, del resto,  come possono averne ?

Provateci, cercate qualcuno, magari un esponente politico che vuol parlare onestamente dei ROM, di come risolvere davvero il problema o cercate un cittadino “serio” che sviscera ciò che prova verso quella etnia con intelligente onestà….rimarreste delusi per quanto siano pochi quelli davvero in grado di farlo e da quanta  demagogia e populismo certi argomenti generino.

Un popolo, quello nomade, che da  sempre è portatore di enormi problemi e incapacità di integrazione, che si muove sul territorio europeo da sempre e da sempre lega la sua esistenza a una sorta di parassitismo sociale.

Nell’immaginario, ma anche su certe cronache, troppe poche volte si parla in termini positivi dei ROM e della loro accertata  integrazione sociale che sono certo esserci ma è difficile poterla facilmente rintracciare.

Qualcuno potrà certamente pensare, a giusta ragione, che il problema è culturale in chi li accoglie e non in chi deve essere accolto, specie per i nomadi non Italiani,  ma a starne a contatto spesso, come per chi scrive, è così difficile riuscire a rilevare un piano di parallelismo sociale e culturale, in troppo pochi ammetterebbero mai che i ROM, in particolare, hanno più difficoltà di altre etnie a interpretare un certo modo di vivere in società.

Ed è per questo, forse, che basta così poco (ma nemmeno tanto) per innescare la miccia e prendersela con una categoria di “ultimi” quali di fatto sono gli zingari.

Ma una domanda mi pongo spesso riguardo a questa parte isolata della società confinata spesso per loro scelta in campi nomadi: siamo sicuri che vogliano integrarsi con noi ma soprattutto, dato che da millenni girano in Europa, siamo certi che debba essere ancora chi li accoglie a dover venire incontro sempre alle loro esigenze ?

Me la sono fatta spesso questa domanda perché nonostante i campi attrezzati, le strutture concesse, le agevolazioni ricevute quando entri nei loro campi è facile vedere con quanta incuria trattano i materiali che la collettività  mette loro a disposizione evidenziando come tutto per loro, forse, sia semplicemente dovuto e per questo privo di qualsiasi civile rispetto.  Mi piacerebbe avere una spiegazione vera del perchè tanta noncuranza ma non la trovo così facilmente purtroppo.

Ed in questa manifesta mancanza di rispetto verso chi li accoglie che forse, a viso aperto e senza paura, dovremmo trovare e rintracciare i motivi di un’ inaudita e ingiustificabile violenza così facilmente provocabile  e da qui partire, guardando seriamente in faccia il problema senza nasconderci dietro un ipocrita spirito di accoglienza che ci rende tanto caritatevoli ma forse, per certi aspetti,  molto ipocriti, poco coraggiosi e forse anche un po sempliciotti.

Michele Rinelli

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