Su quel casco che rotola….

Su quel casco che rotola si è fermato il fiato,  impietriti da ciò che non poteva essere.

Su quel casco che rotola abbiamo consumato minuti e minuti di visione per capire come fosse successo.

Su quel casco che rotola abbiamo compreso l’immane inizio di una tragedia, di una favola finita, della fragilità dell’esistere, la quinta essenza della passione l’unico vero motore della vita….insieme all’amore.

Su quel casco che rotola e con quel casco che non ha retto allo spaventoso incidente ci ha lasciato uno dei personaggi più solari e veri dello star system italiano, Marco Simoncelli, a soli 24 anni  è rimasto lì,  sulla nuda terra di Sepang mentre inseguiva un sogno, una passione, un obbiettivo, elementi che non tutti si fregiano di poter avere nella loro vita e che spesso lasciano spazio alla depressione e ad un altro tipo di morte ben più lenta e forse ben più dolorosa.

E su quel casco l’Italia si è fermata nel dolore di quel sogno spezzato, di quella tenera esistenza svanita per inseguire un obbiettivo, un Italia afflitta da drammi ben maggiori, forse,  del resto si muore tutti i giorni e tutta questa empatizzazione collettiva, tante volte, ha lo  strano sapore della fuga da ciò che sembra non voler cambiare mai.

Marco Simoncelli era una giovanissima vita che incarnava lo stereotipo tenero dell’eterno secondo, di quel ragazzino che della provincia romagnola non aveva perso nemmeno l’ultimo ricciolo della sua buffissima e caratteristica chioma, Marco Simoncelli era così come lo vedevi, non un guerriero puro e crudo come ne abbiamo visti diversi, anche fra i suoi amici più intimi sfilare davanti alla sua bara, ma uno di quelli che se lo incontri per strada ti stringe la mano sinceramente e non dall’alto della sua fama e della sua popolarità.

Mi sono chiesto perchè tanta empatia quando in Italia si stava consumando una tragedia forse superiore, come quella ligure-toscana, dove i morti per l’incuria dell’uomo  e dell’indifferenza della politica democratica  ha fatto scempio del concetto di rispetto dell’umano esistere.

Mi sono chiesto perchè Simoncelli, improvvisamente diventato per tutti “L’amico Marco”, abbia spazzato via un dramma molto più vero, per certi versi, fatto di persone la cui unica colpa era vivere nella certezza delle loro case e non pagate profumatamente per rischiare a 300 all’ora sulle ali di una moto.

Non crediate che sia qui a smontare il dramma di una giovanissimo  come il pilota Marco Simoncelli, voglio solo dire che ci sarebbe da ben riflettere per quale motivo colpisce di più la morte di un personaggio pubblico, peraltro tra i migliori sulla scena dal punto di vista umano (è giusto dirlo) che quello di tante famiglie colpite dalle tante e piccole inefficienze di un paese che ogni giorno appare sempre di più impotente di fronte alle sue difficoltà non solo e non sempre relative a quelle di politica economica.

Una giovane vita come quella di ” Super Sic”  incarna esattamente il mito: il giovane ragazzo di provincia vero e sincero con una famiglia altrettanto vera e sincera che interrompe il suo sogno a seguito di una tragedia…una tragedia che non può e non deve avere il diritto di oscurare tutto il resto….per colpa degli sponsor i quali ben sanno quanto valeva da vivo e che forse già si stanno facendo i conti di quanto in realtà valga da morto.

Solo questo….sul quel casco che rotola…

Ciao Sic 😉 piega ancora per noi!

Non è una casta ma…solo demagogia (???)

Foto da Il fatto Quotidiano

Cosa stia accadendo sinceramente non lo so ma in questi giorni c’è uno strano moto di vicinanza alle forze dell’ordine che se non lo inquadrassi in un fuoco di paglia a seguito dei fatti di Roma del 15 ottobre scorso potrei pensare  si tratti della solita fregatura all’italiana.

Ho commentanto qualche giorno addietro un pezzo de “L’Unità” in cui il Sig. Ministro degli Interni Roberto Maroni auspicava leggi speciali per tutelare il lavoro dei poliziotti, un articolo venduto a una certa platea radicalmente a sinistra che a ben vedere e a rileggere le successive dichiarazioni apparse su “Il Fatto Quotidiano” hanno confermato come purtroppo taluni organi di informazioni, come “L’Unità”,  pare  utilizzino certi testi a mo di “Proclama” per continuare a generare dannosa e insensata contrapposizione, come se l’informazione sia sempre un prodotto di consumo che deve soddisfare un certo palato rispetto ad un altro…che poi per carità lo fanno tutte le testate!!!!

Infatti leggendo da  le righe de “Il Fatto”, sul medesimo argomento,  il Sig. Ministro che non sempre si è potuto mostrare vicinissimo alle istanze degli uomini in divisa facenti parte del suo dicastero, sta articolando tutta una serie di proposte che nulla hanno a che vedere con questa proclamata immunità, anzi, in verità, sembra aumentino le garanzie sul lavoro e non la difesa incondizionata del lavoratore in divisa (o almeno ci prova!).

Tra le tante proposte che potete leggere, a questo link ( http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/25/ordine-pubblico-maroni-alla-camera-ai-capi-delle-procure-tutte-le-inchieste-sui-poliziotti/  ) più di qualcuna appare dal sapore più che demagogico e che forse nemmeno rispecchiano le reali esigenze di tutela che ci si dovrebbe auspicare in una seria e reale “riforma”.

Tra le tante, ad esempio, non percepisco, forse per una mia ignoranza in termini nozionistici, che cosa potrà mai servire non dare l’opportunità al Procuratore Capo di una procura di delegare a un proprio sostituto le indagini per eventi connessi alla piazza e all’ordine pubblico; in questi termini appare una garanzia a mio avviso inutile, non sarebbe meglio mettere al fianco dei dirigenti di polizia in servizio di ordine pubblico, in piazza, i magistrati ? Perchè non far partecipare proprio le toghe, a garanzia dei manifestanti, alla gestione “tecnica” delle manifestazione così da far percepire loro quali sono davvero le difficoltà che incontrano uomini tra gli uomini in contesti così difficili ? In quell’ambito chi meglio di un un magistrato potrebbe garantire il diritto costituzionale al dissenso ?

Quando poi nel medesimo articolo de “Il fatto” si auspica un inasprimento delle pene nessuno però cita, ad esempio, la possibilità di non far  godere i colpevoli della sospensione condizionale della pena ma si parla genericamente  solo di un inasprimento formale, sulla carta, che di fatto non garantirebbe alcun deterrente in più a chi comunque scende in piazza solo per devastare e saccheggiare tutto quello che trova perchè molte di quelle condanne non vengono di fatto espiate in virtù di quella sospensione prevista dalla legge.

Ed in tutto  questo, dove è sempre meglio leggere le sfumature su più fonti giornalistiche,  che mi piacerebbe essere trattato con rispetto e con intelligenza venendo considerato un professionista, non solo in piazza….perchè senza qualcuno che faccia davvero rispettare davanti a un tribunale  il nostro mestiere in nessun modo possiamo far avanzare la cultura sociale del nostro paese.

Essere vicini ai poliziotti, come vuol far vedere il Sig. Ministro Maroni, è ben altra cosa a mio avviso anche se tra tutto su di un aspetto ha ragione:  con la troppa paura di sbagliare, così come accade,  non si può più lavorare!!!

(Michele Rinelli –  in Giacca Blu )

Che uomini saremmo senza passione ?

Cosa rimane dell’uomo senza la passione ??

Qualcuno potrebbe dire l’amore, l’intelligenza, il lavoro o qualche altro elemento umanamente e razionalmente utile perchè inseguire una passione sembra non esserlo.

Io sono un passionale di natura, non certo un coraggioso ma nemmeno un pavido (o almeno spero),  ma sentire coloro che ritengono che morire a 24 anni per il rombo di un motore e due gomme che ti fanno volare sull’asfalto sia  inutile sembra essere un insulto e una negazione della vita umana.

Bhe si certo, era meglio, che so, fosse morto per salvare una bambina che stava annegando tra i flutti di una tempesta o nella collutazione con qualche malintenzionato che voleva attentare alla sicurezza di qualche ignara passante invece credere in uno sport, respirare per esso, inseguire il successo non solo sportivo ma anche umano e personale è ritenuto da molti  sciocco e infantile.

Respingo con forza tale visione d’insieme perchè cosa rimane dell’umano esistere senza la passione ? Senza quella spinta immotivata che ti stimola a perseguire spesso obbiettivi apparentemente inutili ma funzionali a ciò in cui veramente  credi e in cui ci si rispecchia e che ti appaiono la tua unica e vera “missione” ?

Perchè uno sportivo, un qualsiasi sportivo, che in luoghi deputati e ritenuti sicuri, non può perseguire con passione ciò che è il suo istinto, il suo amore, il suo sentimento… (??) :  PASSIONE, diamine, LA PASSIONE(!!), che fine ha fatto ?? L’abbiamo anch’essa sacrificata sull’altare dei lauti conti in banca e basta ?

La passione, quel motore, quell’   ” intelligenza sentimentale”  che non è solo quella che materialmente possiamo mettere tra le lenzuola insieme alla nostra compagna/o.

Marco Simoncelli è morto da campione inseguendo la sua natura, la sua PASSIONE, il suo amore per uno sport che lo faceva sentire VIVO, LIBERO, libero di volare tra il rombo, le scalate, i giri di quei motori potentissimi di cui solo i veri appassionati possono capire la linfa adrenalinica che provoca fino in fondo.

Morire per un passione non è stupido, morire per una passione significa VIVERE (con la V maiuscola!) nel modo e per quello che  piace e si adora fare, potrà essere stupido, irrazionale, sconveniente, inutile  ma togliete le passioni agli uomini, provateci a eliminare quelle viscere  non razionali  della passione  e dopo rassegnatevi…a non avere più uomini degni di tale nome.

…ed in fondo ogni giorno mi chiedo anch’io come riuscirei a fare certe cose senza passione…

Ciao SIC 😉

Il Decreto degli Impuniti….

Questa mattina tra uno sbadiglio e un altro mi sono svegliato e guardando il soffitto ripassavo nella mente tutta una serie di fatti che hanno solcato le cronache di questi giorni.

Dalla morte di Gheddaffi al caso della povera Sarah Scazzi passando per i timori di “guerra” in Val Susa…..

Tra tutte queste notizie battute e ribattute in tutte le salse dalle agenzie di stampa ho deciso che mi soffermerò su una cosa che non c’entra assolutamente nulla….o forse si.

Il Ministro degli Interni Roberto Maroni ha dichiarato di voler una legge salva poliziotti, un decreto che ci possa mettere al riparo dalle forche dei PM. (Notizia diffusa  da ” L’Unità ” il che potrebbe farmi pensare a una certa strumentalizzazione – http://www.unita.it/italia/maroni-un-decreto-per-salvare-i-poliziotti-dai-pm-1.344580 – )

Ora, che in Italia ci sia una situazione triste tra le varie componenti dello stato democratico è un dato di fatto che nessuno penso possa mettere in discussione, come nessuno può mettere in discussione che una qualche malattia che affligge il nostro sistema giudiziario sia ben oltre il cronico ma lapidariamente vedere diffusa una notizia con questi contorni mi fa balzare sulla sedia perchè forviante e pericolosa.

Forviante perchè se non fai male a nessuno nulla devi temere da chicchessia, nemmeno dai Pubblici Ministeri,  pericolosa perchè si rischia di gettare anche le forze dell’ordine in quell’ennesimo tritacarne che vede il nostro premier coinvolto in vicende giudiziarie che con cadenza regolare lo inducono  a scagliarsi contro quell’altra parte della democrazia di cui qualsiasi  paese democratico può fare a meno.

Ciascuno è libero di pensare quello che vuole della magistratura e delle sue presunte debolezze o storture ma non si buttino in mezzo anche i poliziotti in quello scontro, una contrapposizione che oltre a essere un anomalia in un paese occidentale potrebbe distruggere ulteriormente i fragili equilibri, che a seguito dei fatti di Roma del 15 ottobre scorso,  sembra si stiano ripristinando tra i cittadini e la propria polizia.

Se di protezione si vuole parlare, dato che quello dei poliziotti è un lavoro particolare, si adoperino però modi e termini giusti per non indurre una certa opinione pubblica nel sostenere che, in fondo, si sia solo una massa di impuniti.

Non è certo in un clima di caccia alle streghe che possiamo vivere, come accade sempre più spesso, un avviso di garanzia non può costituire da subito uno stop alla carriera, alla serenità della famiglia, alla certezza del proprio stipendio, i poliziotti hanno si bisogno di tutele, come tutti i lavoratori, ma non è con un decreto legge che potrebbe avere il sapore di una sorta di immunità che possiamo risolvere tutto ciò che manca ad iniziare da un addestramento vero e costante, passando per dotazioni e mezzi idonei, finendo in ultimo ma  non in ultimo a tutele legislative che ci garantiscano di non essere, ad esempio, demoliti con nomi e cognomi sulla stampa sin dall’avviso di garanzia…che per molti è già una sentenza di condanna la quale, tante volte, nemmeno arriva, finendo in una tacita archiviazione, lasciando sul campo la pelle di un bravo professionista privato dalla sua voglia di fare bene e lavorare al meglio; ma, per carità, non si utilizzino termini come “Salvare i Poliziotti” poichè minano il rapporto già difficile con una certa parte di pubblica opinione.

Ed al Ministro che con un decreto vorrebbe salvare le forze dell’ordine dai PM posso dire anche “Grazie per il pensiero !” ma chi onestamente e nelle regole lavora non deve essere salvato da nessuno, si pensi piuttosto a farci lavorare da veri professionisti senza farci passare, con proclami di questo tenore, come chi davanti ai giudici non dovrebbe pagare mai;  tenore che peraltro potrebbe essere anche stato impropriamente utilizzato da una testata non sempre elastica su certe tematiche e che certi tenori li deve strumentalmente utilizzare.

…e comunque aldilà di tutto che si lascino fuori i poliziotti da certi problemi che attualmente affliggono i palazzi.

Michele Rinelli  (- in Giacca Blu)

” Er Pelliccia” e “Quel sacco di Roma”-15 ottobre 2011

Ce lo aspettavamo un po’ tutti questa indigestione di immagini di lotta, di fuoco, di fiamme, di devastazione, di volti coperti, di sassi lanciati, di maschere antigas …immagini di cui avremmo fatto volentieri a meno.

Ce l’aspettavamo uno scenario difficile, non così difficile, ci aspettavamo la violenza ma non così tanta violenza, non ci aspettavamo un morto ma tante volte lo abbiamo sfiorato.

Il 15 ottobre 2011 a Roma è stata una Caporetto morale dell’ordine pubblico perché se da un lato possiamo sostenere che nonostante tutto non è morto nessuno dall’altro possiamo senza dubbio constatare che certe “situazioni” non bastano più.

Non bastano più le protezioni da motociclista (o simili) adattate allo scenario di piazza per fronteggiare bombe carta, sampietrini, spranghe, scudi e caschi sempre meno artigianali.

Non bastano più i meravigliosi ed esaustivi corsi presso la “ Scuola di Specializzazione per l’Ordine Pubblico” di Nettuno (Rm), se non si interviene con mezzi adeguati ai tempi e non con la psicologia delle masse che è si importante ma appare inefficace  contro quella che di fatto è una “psicologia di guerra”.

Non bastano gli uomini, sempre più vecchi e sempre più in esigua quantità, per fronteggiare orde di ragazzini poco più che ventenni che la fatica la percepiscono dopo ore ore e ore di scontri  magari supportati da chissà quali “additivi chimici” dall’effetto stupefacente.

Inutile quanto ingeneroso è polemizzare sulla gestione tecnica del servizio d’ordine da parte del Sig. Questore di Roma Dott. Tagliente che di certo mai avrebbe potuto permettere di non salvaguardare in primis obbiettivi istituzionali cardine e di primaria importanza tralasciando, per ovvie ragione di mezzi e uomini a disposizione, porzioni di città che alla fine sono state letteralmente devastate.

Che impatto politico avrebbe avuto un assalto ben riuscito al Parlamento o al Quirinale ?   Che misura maggiore avrebbe avuto la percezione di “vittoria” se quei luoghi fossero stati seriamente compromessi ?

Immediatamente dopo i devastanti fatti di Roma non credo che al  Sig. Questore di Roma si possano dare proprio tutte le colpe anche se quel suo complimentarsi con i suoi uomini dopo la battaglia sia stata per molti una vera e propria beffa mentre gli stessi attraversavano esterrefatti i luoghi della devastazione pensando agli amici feriti anche gravemente.

Analizzare quindi completamente una situazione difficile come quella del 15 ottobre a  Roma appare quanto mai coraggioso in questo momento dove la politica, in maniera un po demagogica, chiede ancora “leggi speciali” quando in verità basterebbe, come sempre, applicare davvero e seriamente le leggi ordinarie non consentendo, ad esempio, grazie a quelle medesime leggi, di rilasciare dopo poche ore gli autori  di quello scempio fermati nella flagranza della devastazione.

Ed è un futuro a tinte fosche quello che si prospetta per il paese se il medesimo, attraverso le sue più alte istituzioni, non decide di derogare a quel buonismo che per anni ha visto scarcerare sempre troppo in fretta autori di così gravi fatti che minano sempre di più la credibilità di questo Stato non solo a livello interno ma anche, come in questo caso, sul piano internazionale dove la medesima giornata di protesta sulle piazze estere si è svolta nel massimo della civiltà possibile.

Di tanto e di troppo necessita questo paese per ridare le piazze in mano alle famiglie, ai bambini, ai giovani onesti che vogliono subito, perché la vita corre via veloce, la possibilità di un futuro migliore.

E’ di un etica politica e sociale che dobbiamo riappropriarci, non solo di fondi, di giovani agenti e di mezzi per le forze dell’ordine perché senza il sostegno di un rinnovato senso di civiltà la polizia non può che essere l’espressione naturale di quella stessa popolazione che dovrà e vorrà al meglio difendere: la polizia specchio della società (e qualcuno nemmeno ci crede).

Sembra essere cambiato qualcosa dopo “Il sacco di Roma del 15 Ottobre” nel processo di affiliazione che dovrebbe instaurarsi sempre  tra polizia e cittadini, quel rapporto costantemente in bilico; ben fa sperare anche l’atteggiamento di talune testate giornalistiche, solitamente contro le forze dell’ordine, che forse ora, sperando non sia tardi, si stanno accorgendo che un nuovo ’68 di sangue potrebbe non essere uno scenario così inverosimile, uno scenario che credo tutte le parti responsabili di questo paese, compresi i grandi media,  vogliono respingere con forza.

Ed in questo contesto quindi che speriamo che “Er Pelliccia”, un giovane ragazzo balzato agli onori della cronaca quale emulo di Carlo Giuliani e che ci ha dato l’immagine simbolo di quella giornata non diventi in futuro il protagonista di qualche strano reality show perché troppo spesso esempi negativi diventano, nostro malgrado, miti da perseguire e individui di successo….perchè la violenza, la devastazione è il saccheggio sono REATI gravissimi non possono diventare  “Il Successo” .

Michele Rinelli – (in Giacca Blu)

Poliziotti…liberi di esserlo…

La vita è un vortice così come sono le idee, specie quelle buone, dalle quali magari vieni completamente risucchiato come il sole attira a se i pianeti del suo sistema.

Di idee buone, attualmente, ne circolano davvero poche ma a seguito dei fatti di Roma del 15 ottobre scorso sembra che qualcosa stia cambiando, cambiando per davvero.

E’ bello leggere e vedere conferma che le buone idee esistono ancora ed è magnifico e stupefacente come un qualcosa o un qualcuno che sino all’altro giorno guardava con sufficienza una certa realtà la consideri oggi quasi una nuova frontiera del dialogo perché spesso è dalle intuizioni rivoluzionarie, così come ha insegnato Steve Jobs, che possiamo contribuire a cambiare un mondo.

Ed è così che dopo la pubblicazione su “Repubblica” delle voci di una certa Polizia, di quella Polizia che da anni segue con apprensione i mutamenti politico sociali e socio culturali, da quell’idea che Salvatore Baiocchi, a seguito del G8 di Genova, è da quel POLIZIOTTI.IT che sembrano passare le voci di cittadini che guardano a un nuovo modo di concepire un rinnovato rapporto tra Polizia e le forze dell’ordine.

Sono in quelle frasi nella sezione presentazione del forum di POLIZIOTTI.IT di chi, dopo aver letto tramite “Repubblica”, dice  “non posso più credere che siate voi i nostri nemici”, da tutte quelle numerose parole di sostegno verso il nostro lavoro e da quelle da noi spese nel passato (anche da me che per anni sono stato la prima penna di quel sito), non può che levarsi un enorme grido di soddisfazione.

Prioritario nell’idea iniziale era far capire che la polizia non è composta da una massa acritica di acefali servi del padrone ma da persone che pur dovendo sostenere e difendere ciò che sembra insostenibile e indifendibile si spende fisicamente per fare in modo che tutto possa essere contestato nel massimo dell’incolumità fisica affinchè le piazze e le proteste possano essere luoghi adatti anche e soprattutto alle famiglie, ai bambini, che da anni ormai non popolano più le legittime proteste di piazza.

Ed in questo contesto che il forum e il sito di POLIZIOTTI.IT ha cercato in questi anni di far attecchire l’altra parte della Polizia, l’altra parte dei Poliziotti, l’altra parte di quella cultura che non è fatta solo di casco, scudo e sfollagente ma di persone, quelle persone che rientrati nelle caserme tornando a casa affrontano i medesimi problemi di chi hanno dovuto “combattere”.

Ed è per questo che quella pubblicazione su un importante testata giornalista qual è “Repubblica” che è per definizione contro i poliziotti rappresenta un grande e fantastico traguardo.

Perché quelle frasi di giovani universitari che non credono più all’indottrinamento dei cattivi maestri e che in quel forum lo vengono platealmente a dichiarare rappresenta un grandioso risultato sociale e culturale  per chi ogni giorno si spende per mantenere vivo quello che di fatto è un punto di riferimento sul web sempre più reale e sempre meno virtuale.

Arrivino quindi agli amici e colleghi con i quali abbiamo condiviso per anni il progetto POLIZIOTTI.IT, a loro e solo a loro  i miei più sentiti complimenti per quanto sino qui svolto e un ringraziamento per l’opportunità di averne fatto parte per tanto tempo e aver contribuito anch’io a questo risultato…. anche se la vita, tante volte, divide le strade.

Michele Rinelli

Il coraggio e la paura a Piazza San Giovanni – 15 ottobre 2011

…e ci ubriacheranno di immagini, ci interrogheranno sul perchè, su cosa scatena tanta bieca violenza, sociologi, politologi, criminologi che con  tutti quei “logi” cercheranno una risposta… e noi ad ascoltarli forse senza nemmeno capire per davvero.

Roma 16 ottobre, “The day after” è solo distruzione, è solo insensata devastazione, sono solo immagini di un qualcosa che in occidente non ha pari e forse bisognerebbe interrogarsi perchè solo qui, solo a Roma, solo in Italia.

Feriti a centinaia, colleghi che perderanno l’idoneità assoluta al servizio per la fame della povera gente o per la follia assassina di chi vuole utilizzare qualsiasi pretesto per il puro gusto di distruggere e devastare ?

Non chiedo certo risposte alla politica per quanto accaduto, non è capace nella gestione del paese figuriamoci per fare una vera e attenta analisi scevra da condizionamenti “elettorali”, la domanda la porrei a chi invece era li!

Perchè ?

Cosa potrà mai cambiare nel mondo prendendosela con il simboli del potere economico  ? Tutta quella distruzione non servirà solo a rendere più misere le casse di uno stato già ampiamente provato dalla crisi economica mondiale e dalla sua  naturale inclinazione allo spreco ?

Credo sia il momento di ripensare politicamente ma sopratutto eticamente a come affrontare la piazza, per poco e in più occasioni si è sfiorata la tragedia e questo in un paese come il nostro non può ritenersi una normalità così come non è una normalità utilizzare qualsiasi legittima occasione di protesta per esercitare inutile violenza.

Ed è nella paura di quelle concitate comunicazioni radio, nei colpi di quei sanpietrini sui caschi e sugli scudi, in quei lividi e in quei rivoli di sangue dove le protezioni non potevano essere inserite che dico grazie e che dico bravi a quei colleghi che, nonostante tutto, sono riusciti a dimostrare ancora una volta che la  professionalità è arte propria e reale delle nostre forze dell’ordine e che nonostante i nostri rappresentati esistono settori degli apparati democratici capaci di funzionare e di garantire, con enormi sforzi, un vero e prezioso servizio al paese.

Complimenti a tutti i reduci della battaglia di Piazza San Giovanni del 15 ottobre 2011 Bravi!

Indignados…la Paura e l’Orgoglio Aspettando Roma, 15 Ottobre 2011

Partecipare e vivere la storia è un enorme onere, vivere nella cronaca e essere parte della notizia è spesso un peso, combattere e gestire le brutture della società anche quando le stesse vengono espresse tra chi ha ragione da vendere è un compito arduo, difficile, quasi inaffrontabile e che spesso non può avere caratteristiche di precisione chirurgica.

Quando si viene descritti dalla storia, quasi sempre dalla parte dei cattivi, è dura venire qui a parlare e chiedere di capire, di avvicinarsi a un mondo che per molti è lontano anni luce, quasi inesistente, un puntino da schiacciare con la medesima forza che si imprime contro una fastidiosissima zanzara.

Cerco sempre di trovare una naturale spiegazione a quello scollamento che sempre più spesso assistiamo nelle piazze, cerco sempre di capire il perché sia così facile far sanguinare quella ferita che non si rimargina mai, tra quella certa cultura di piazza e quella certa Polizia che, in fondo, nell’animo di chi mette le forze dell’ordine in campo, vuole tutelare e non semplicemente reprimere.

In tanti anni che curo queste pagine una vera risposta forse non l’ho mai trovata ma potrebbe essere sotto gli occhi di tutti, lampante, limpida, basterebbe solo un po di “malizia”… perché lo scontro, fisico, umano, “militare” serve a contrapporre e senza contrapposizione, fatta di morti e feriti, in Italia, non può esistere vera politica.

Ed è di questa continua voglia di “sangue” e di “scontro” che domani 15 Ottobre 2011 potrebbe essere davvero il giorno della paura, quel punto di rottura, di non ritorno, di una piazza sull’orlo di un “Vietnam”.

La gente è arrabbiata, “Indignatos” è un concetto ormai sorpassato purtroppo.

Domani a Roma, la capitale, sarà giornata campale dove necessario sarà mettere in campo il meglio di noi POLIZIA, del nostro saper fare gruppo, della nostra professionalità, della capacità di non cedere alle provocazioni o al dolore di un sasso su un braccio o su uno zigomo, perché domani non si può regalare a nessuna delle due parti un inutile martire.

Domani tra quelle migliaia di persone ci saranno individui davvero disperati, gente che non sa come arrivare alla fine del mese o come dare da mangiare alle proprie creature, persone che se non si troverà la strada per risollevare il paese potrebbero perdere il bene più prezioso per una famiglia: la casa.

Ed è a questo che domani dobbiamo pensare bene e con lucidità sotto quei caschi, affidandoci alla parte buona di noi stessi, persone tra le persone, gente tra la gente, lavoratori tra lavoratori per trovare una sorta di “magica empatia” anche quando tutto sembra essere studiato per ferirci, contaminarci, annientraci, sopprimerci come uomini, come persone, come professionisti della sicurezza e come garanti del bene più prezioso che la democrazia ci mette a disposizione: la libertà di espressione.

Domani, 15 ottobre, di quella paura che ci accompagnerà attaccata alla pelle, così come le nostre tute da OP, dobbiamo essere fedeli compagni, con quella paura dobbiamo andare a braccetto per non fare sciocchezze, con quella paura dobbiamo fronteggiare con orgoglio e determinazione solo chi con la violenza vorrà approfittarsi della sofferenza della povera gente per coltivare ideali malati di libertà e di malcelato senso di anarchia.

Perché domani, Roma, deve essere la capitale non solo del popolo Italiano, non solo della Repubblica intesa nella sua più alta espressione, domani Roma deve essere la patria del rispetto, della legalità, di chi vuole davvero cambiare le cose senza però dover ricorrere alla più inutile e brutale violenza, quella violenza che non può e non deve essere patrimonio di nessun cittadino e men che meno di nessun operatore delle forze dell’ordine.

In Bocca al Lupo quindi a tutti quei colleghi che domani saranno impegnati a difendere il sacrosanto diritto di chiedere a questo governo, a questo paese, alle più alte istituzioni della nostra amata Repubblica, un vero e sincero cambio di rotta per far ritornare a essere l’Italia quel bel paese che tutto il mondo ci invidia.

Illudersi e disilludersi….perchè il “Volere è potere” non è sempre possibile….

Illudersi di una vita è semplice, tutti siamo portati a credere che ci siano cose che devono andare in un certo modo perchè così ci hanno detto, così ci hanno insegnato, perchè quegli obbiettivi ci hanno detto di perseguire e pur di aderire a uno stile, a un modo, a un metodo siamo capaci di negarci la vita stessa.

Illudersi e disilludersi è tanto facile quanto difficile, la mente umana è capace di cose inimmaginabili pur di preservare se stessa dalla crudezza della vita quotidiana o da quella che ci hanno culturalmente imposto  perchè la logica del “Volere è Potere” si scontra con la crudezza del “Si può se si riesce …se  esistono le giuste condizioni” ….aspetti che spesso coinvolgono terze parti a cui non possiamo non dovere qualcosa e che ci impongono responsabilità.

Ed è fatica perseguire un obbiettivo, farlo proprio e cercare di ottenere il massimo possibile da una vita già solcata e indirizzata dagli stessi eventi che ci vedono protagonisti,  e non è forse  facile nemmeno per chi come me ha scelto, per ora, un percorso autonomo e “solitario”, rassegnarsi che comunque, nonostante tutto, ottenere e avere, perchè volere è potere, sia sempre possibile.

Quando poi ti ritrovi a parlarne con gli amici che ti raccontano dove arrivano e dove non arrivano ti chiedi se davvero sia colpa nostra, se davvero si tratta solo di volontà o forse di quell’errore, derivazione di quelle  fondamenta umane e culturali  che ci hanno forgiato,  che, forse, ci hanno fatto credere non solo che tutto era possibile ma era possibile incardinando il quotidiano all’interno di rigorosi e rigidi paletti: matrimonio, figli, mogli, mariti, compagne, compagni, fidanzate, fidanzati, amici del cuore, amanti tutte logiche e sacrosante  esigenze della vita ma non assolute e necessarie priorità perchè prioritario è ciò che veramente vogliamo e non ciò che la società “civile” ha determinato culturalmente per noi.

Volere è potere, recita il vecchio adagio, dicevamo, ma vivere è diverso da sopravvivere e quando è l’istinto di sopravvivenza  a prevalere, mi spiace, ma qualcosa o qualcuno, prima o poi, dovrà soccombere.

Buona vita a tutti!!! 😉

Omicidio Stradale, io voto SI

Allison Owens, 23 anni è solo l’ennesima vittima di quella cultura che non rispetta la vita!

Quando la cronaca ci invade con notizie di giovani vite spezzate impossibile non sentirsi coinvolti in un dramma umano che potrebbe colpire chiunque, da sempre gli sforzi di qualsiasi componente politica, sociale, umana e civile desiderano fare di tutto per preservare quello che è di fatto il bene più prezioso: la vita.

Quel coinvolgimento emotivo è però sempre stranamente contrastato dalle storture che paiono essere insite nel meccanismo di prevenzione e tutela della vita umana.

Fatta spesso di messaggi postumi, subliminali, attuata tramite la cura di squallidi interessi economici, vere e proprie campagne mediatiche idonee solo a rendere i colpevoli, quando ci sono, membri del circo televisivo, di quello Star System che li vedrà da li a poco eccentrici ed egocentrici protagonisti.

Potremo iniziare una lunga lista degli orrori a cui i media ci sottopongono: colpevoli che diventano idoli, assassini che diventano tuttologi, pagati al pari di chi esprime arte vera, quell’arte che merita la ribalta, un arte invece che meriterebbe solo il silenzio.

In questi giorni abbiamo fatto indigestione a partire dall’omicidio della povera Meredith Kercher a finire con la rinnovata voglia di Omar di parlare a distanza di così tanto tempo della vicenda di Novi Ligure e dell’atroce assassino a cui ha attivamente partecipato.

Solo due fatti che in giovani menti ancora non completamente formate possono ingenerare il mito, l’aspirazione, la voglia di essere come loro che a seguito di quegli eventi diventano belli, ricchi e famosi: cosa potrà pensare un 15enne tutta “Grande Fratello” e “Amici” nel vedere un Amanda Knox accolta come fosse una pop star ?

Difficile spiegare a un giovanissimo di belle speranze che essere ricchi e famosi non può e non deve passare dalla strumentalizzazione di una morte atroce come quella di Perugia o di Novi Ligure .

E di questi messaggi subliminali è pieno il mondo, ahinoi, non solo l’Italia che insegue il mito americano che, in questi termini, si sente addirittura così avanti da volerci insegnare cosa sia la giustizia in un paese in cui la pena capitale è una realtà apprezzata e consolidata….che tutto è tranne degna di un paese civile.

Il rispetto della vita che si perde tra le anse di questa nostra società è necessario venga ritrovato anche e soprattutto attraverso l’oblio di chi certi omicidi li ha commessi o che comunque pur non avendoli commessi non si deve permettere di speculare su delle vite spezzate barbaramente.

Non basta certo l’indignazione, senza educazione l’indignazione è aria al vento, scivola via come una goccia su un vetro, lasciando ben poca traccia nelle menti e nelle anime di chi la percepisce solo di striscio.

E’ ipocrita nascondersi nell’assunto che in fondo è la vita: è vero, si nasce e si muore tutti i giorni ma è aberrante che tante volte non ci si soffermi davvero sul come!

Educarci quindi tutti alla responsabilità della vita è un dovere dello Stato, delle famiglie, delle religioni di tutte quelle istituzioni che non possono non incidere nella crescita umana e culturale di un popolo.

Nonostante questo però sempre più difficile appare educare al rispetto della vita stessa poiché troppa speculazione, troppo denaro, troppo clamore ruota attorno a certe tristi storie.

Ed è così che penso alla proposta sull’introduzione del reato di Omicidio Stradale, ci penso già da tempo da quando ebbi la triste visione di un morto investito, a nemmeno 20 anni, per colpa di chi, pur non volendo uccidere, guidava in stato di alterazione di sostanze stupefacenti.

Ci penso perché troppo poco lavora questa società per farci capire che ad ogni azione che coinvolge più o meno direttamente la collettività corrisponde una conseguenza, una reazione anche tragica se non ci atteniamo alle regole, tanto da arrivare, a seguito della nostra scelleratezza, a negare la vita a chi ha l’unica colpa di passare nel posto sbagliato nel momento sbagliato.

Ed è così che nella proposta di legge di “Omicidio Stradale” vedo personalmente la legittima volontà di uno Stato, di un popolo, di una cultura, di un paese di imporre ai cittadini il rispetto della vita, quella meravigliosa avventura che sappiamo che presto o tardi finirà per tutti ma che non può essere alla mercee di chi, per proprio vizio, propria ignoranza, propria non curanza decide di metterla a repentaglio.

Dobbiamo educarci tutti di più alla vita evitando la spettacolarizzazion e, evitando continue giustificazioni, pretendendo pene certe per chi deliberatamente si pone alla guida pur sapendo di poter uccidere perché non completamente lucido.

Perché la vita non è una fiction, è parte affettivamente vera di ciascuno di noi e di chi ci ama e non può essere demolita indirettamente in quei salotti della TV che danno la percezione che, in fondo, tutto può essere giustificato perché sembra quasi finto.

Rispettare la vita significa condannare pubblicamente senza spettacolarizzare.

Rispettare la vita significa condannare a pene certe da scontare in galera coloro che per loro non curanza l’hanno negata.

Rispettare la vita significa non far diventare assassini o presunti tali delle star.

Rispettare la vita significa non speculare sulle morti perché i soldi sporcano sempre la memoria dei nostri cari.

Ed è così che anch’io VOTO SI all’Omicidio Stradale affinché siano sempre meno le vite spezzate come quella della povera ragazza statunitense Allison Owens vittima di chi pur non essendo intossicato o alterato DOVEVA fermarsi!